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Scienza è qualunque disciplina in cui uno stupido della nuova generazione sa di più del genio della generazione precedente.

Max Gluckman
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\\ Home : Storico : Choice: Storia di un progetto (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Di Fabrizia (del 20/04/2006 @ 01:03:14, in Choice: Storia di un progetto, linkato 861 volte)

Questo è il mio quartetto americano, il gruppo con cui è nato il progetto del mio disco CHOICE, nell'agosto del 2004.
Con me ci sono Mark Boling (guitar), Rusty Holloway (bass), e Keith Brown (drums).
Ci hanno poi raggiunti Carlos Fernandez (percussions), Jerry Coker (tenor sax) e Ira Sullivan (soprano & alto flute, soprano & tenor sax), nello studio di registrazione di Allen Smith (sound engineer at alsstudio.com) a Knoxville, in Tennessee.
Qui siamo nel giardino davanti alla sala, in una pausa fra una take e l'altra...

 
Di Fabrizia (del 18/04/2006 @ 01:39:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 777 volte)
Beh sì, io ero felice lo stesso, e tutto sommato tranquilla. Però adesso che mi ha telefonato in piena notte Allen trionfante, per dirmi che ha ritrovato i file mancanti, beh...
Sì insomma c'era stato un intoppo. Non ritrovavamo più l'ultima versione di Footprints, praticamente finita, solo da missare. Io ero sicura che fosse su un altro hard drive, e infatti avevo poi ragione.
Ma non c'era verso di farlo saltar fuori, 'sto dannato disco rigido, e così mi ero un pò rassegnata a rifare tutto, i temi, i soli, con parecchia tristezza perché l'interplay con gli altri, specialmente con Ira Sullivan, era stato fantastico. Difficile ricrearlo così a posteriori...
Invece ecco, and the good damn news è che "that shit sounds really damn bad" (detto qui al sud suona "deeemn beeeeed", e significa "da paura"). "I recovered everything, every single file, I already put them together and man, that sounds damn well" mi dice Allen concitato. Si scusa, anche, perché quel che è successo è dovuto al fatto che stava under pressure. Oh, faccio io, mi spiace. "No, no, I mean CREATIVE pressure. That's positive pressure". Insomma, mi dice, avevo proprio voglia di lavorare a questo progetto, non vedevo l'ora... Ve l'ho detto, sono proprio fortunata, buddies.
 
Di Fabrizia (del 31/10/2005 @ 00:36:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 689 volte)
Ero già nell letto, a luce spenta, appena rimboccato il piumone, tutta avvolta nell'azzurro della notte, e quasi quasi già sognavo.

Salto creativo fuori dal letto: m'è venuta un'idea. Un'altra?!? Un'altra.

Ho finalmente scritto i ringraziamenti del disco, che non riuscivo a sputare fuori dalla penna, anzi dalla tastiera del mio Mac. Ho impaginato i testi, dato una forma alla copertina in sei pagine e disco inserito all'interno su supporto trasparente che abbiamo scelto col grafico. Domattina rileggo, e mando il tutto via e-mail a Bob.

Odio quelle copertine che ci trovi dentro il libretto, e ti si rovina subito, o lo perdi, o non lo leggi mai, soprattutto le pagine interne, irraggiungibili.

Odio quelle copertine con l'astuccio in plastica che si rompe subito appena cade la prima volta (oh, no, il mio disco nuovo!!!!), o si spacca perché hai portato il cd in borsa contro le chiavi di casa, o insomma acc porc mis malediz (damn fuckin' shit, per gli anglofili) non riesci né a tirare fuori né a tirare dentro la maledetta copertina di carta leggera, che in due volte è già da buttare.

Così ho scelto la confezione che io amo di più: una cosa intera che si apre tutta in tre parti (totale appunto 6 facciate), così non hai scuse tu acquirente, non mi dire che non hai letto i ringraziamenti, o la presentazione, o gli autori, o l'organico del gruppo, o a chi voglio bene.

E poi, trovo che questo tipo di confezione mi somigli: caro acquirente mi leggi subito, se ti piaccio va bene, altrimenti cazzi tuoi. Se vuoi rileggermi, fai tu. Di sicuro è difficile che io cambi forma, e contenuto. Tutt'al più sei tu che sei un pò di coccio e la prima volta hai dato una guardata superficiale. Se provi a rileggere per bene e con calma, ci trovi tutto. E poi non dire che non te l'ho detto.

Spingi il cd al centro e pop salta fuori dalla pagina centrale. E sotto, come nel fondo della mia tazza della colazione di quand'ero bambina e finivo di bere il latte la mattina, ti aspetti sempre che ci sia un'immagine, la tua faccia, una sorpresa.
 
Di Fabrizia (del 05/10/2005 @ 23:59:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 748 volte)
"Hey, questo adesso e' il tuo disco, ok?" mi dice Allen lunedi' notte prima di iniziare a fare il definitivo bouncing delle tracce stereo per Seva.

Mi guarda serio ma come luminoso, e sento la meravigliosa gravita' del momento attraverso i suoi occhi: mi siedo ferma ferma davanti al monitor che traccia i segnali. Guardiamo solennemente insieme brano dopo brano, che non ci siano clipping. Amo Allen che mi fa sentire davvero importante. Mi batte forte il cuore. Molto forte.

Mercoledi' mattina, ore 9 meno dieci. Suono alla porta di Seva, anche se sono in anticipo. Davanti a me e' appeso un grande pannello con i sette chakra colorati uno sotto l'altro.

Mi apre, mi dice "let's have a good start", e mi abbraccia forte e chiaro. "Make yourself at home, just relax. I'll make a cup of coffee". Sant'uomo! Tira fuori una caffettiera di quelle vere, MACINA il caffe', e aspetta che il tutto si metta a cantare sul fornello. Quando poi e' finalmente pronto mette direttamente dentro la caffettiera (come ai vecchi tempi della nonna) qualche cucchiaino di zucchero, e gira lentamente.

Lui e' grande, tanti capelli, una gran barba. Ha gli occhi azzurri, e come sapro' piu' tardi ha sangue Cherokee, scozzese e irlandese.

Iniziamo a parlare delle nostre vite, della nostra comune passione per la fisica quantistica (!!!), di Dio, del fato e del destino, dei nostri nomi spirituali e del loro senso. Lui e' Seva, io Vidya. Insieme le nostre essenze e i nostri destini da realizzare, eccoci all'incrocio delle nostre strade: Servizio e Conoscenza.

Un bel duo, non c'e' che dire.

Scendiamo nello studio, intanto. Nella stanza c'e' di tutto, ma lui mi aveva avvertita: ho appena traslocato, quindi non pensare che io sia matto. Anzi guarda, se trovo chi ha messo tutto questo casino...

Non ti preoccupare, Seva, ci sono abituata. Sto pensando alle vostre auto, ai vostri garage, alle vostre scrivanie dove e' impossibile poggiare alcunche'... Tutto nella norma, a parte le grandi immagini sacre alle pareti, alcune deita' indu', ed una bellissima atmosfera di pace, serenita', Coscienza.

Il lavoro di Seva invece si fa subito febbrile.

Batte i polpastrelli sulla tastiera, veloce, il viso proteso in avanti verso lo schermo. Manda in loop un punto, io cerco di capire, cerco di sentire perche', ma non sento nulla. Chiedo cosa sente lui. Oh, sai, e' un timbro strano di una nota del contrabbasso mentre voi due fiati andate su... Ma ora lo aggiusto. Devo equalizzare tutto a partire da questo punto centrale, altrimenti e' da qui che il suono generale si confonde.

Me lo aveva detto, Allen, che Seva e' un genio assoluto. Me lo aveva descritto cosi', e cosi' e'.

Mentre lavora sembra distratto, nel senso che ascolta con molta attenzione cio' che dici e ti racconta anche un sacco di cose della sua vita, di quello che pensa della musica, della voce, del suono... Poi improvvisamente si gira verso la musica che nel frattempo sta continuando ad andare, nell'impianto (megagalattico) e sul computer, e Seva non c'e' piu', scompare, diviene quasi evanescente. Senti solo il suo velocissimo ticchettio sui tasti, e le note in loop, cento volte, mille volte, finche' lui non sente che e' tutto ok. Poi, dal nulla dov'era stato, riemerge e continua il discorso interrotto, come se fosse andato un attimo nell'iperspazio e gia' tornato, in un altro millisecondo che magari e' un'eternita'.

Fantastico.

E come se non bastasse, improvvisamente si ferma, e mi spiega.

Mi dona, semplicemente e senza preamboli, una appassionata lezione su come far suonare bene il contrabbasso, per via della sua speciale lunghezza d'onda che ha bisogno di molto spazio (semplicemente perche' vivendo a una frequenza bassa, e' lenta). Mi racconta in quale modo lui equalizza il suono, in maniera cioe' da recuperare ogni volta i singoli suoni dal fondo della confusione delle riverberazioni dello spazio; in modo da "rivelare" cio' che era gia' presente, ma kind of inaudibile...

Mi fa sentire i vari punti che ha appena recuperati, prima e dopo varie volte, finche' non percepisco tutte le sfumature. E in effetti il risultato e' inverosimile. Un altro disco!

"Fare di una cosa soggettiva, una cosa oggettiva: ecco su cosa lavoriamo nel mastering. Come nella meditazione: devi avere un centro da cui osservare le cose. Io le osservo dal basso. Dal contrabbasso, per essere precisi. Gli trovo il suo centro, glielo rischiaro, lo rendo nitido, ed ecco che tutto il resto si illumina...."

 Poi, mentre va ad un altro brano, mi dice "that's so beautiful... It's so cute..."

 Beh, e' la bellezza che ho cercato, nel costruire questo disco... Sono contenta che tu la senta. Ma non e' stato mica facile... Te lo immagini? Cos'e' la bellezza? Io mi ci sono arrovellata parecchio, e ho veramente pregato per capire... In fact, what's beauty?

...

"Honesty?" mi risponde Seva interrogativo, e dopo fa silenzio.

 ...

La grande differenza qui e' che sono tutti musicisti, e anche direi spesso straordinari musicisti: polistrumentisti, compositori, arrangiatori... Poi ricevono una specie di chiamata, di calling interiore, e decidono di fare i fonici, gli ingegneri del suono e del mastering...

Seva suona tastiere, compone... Mi dice che la sua musica e' un insieme di varie influenze, da Stravinski a Zappa, passando per molto altro. No wonder che click - si fermi improvvisamente su un'unica nota, che ha sentito solo lui nel grande calderone del brano che scorre via per me comune mortale, mentre e' invece per lui appeso nella curvatura del suo cielo, in infinitesimi istanti infiniti e chiaramente visibili...

Vieni, andiamo di sopra a farci un altro caffe', uno diverso. Cosi' intanto sentiamo come suona adesso la chitarra dall'altra stanza.

In cucina, mentre la macchinetta mormora le sue ebollizioni, lui mi insegna a parlare hillbilly, il dialetto stretto e incomprensibile della gente delle montagne di quassu'. Partiamo insieme in giro per l'Europa, l'Asia, il mondo, poi riscendiamo in studio con le tazzine in mano.

Accipicchia, ecco perche' non vedevo il mouse. Anche Seva, come Allen, e' mancino.

Vi diro', una certa differenza si sente: sono persone con un emisfero destro dominante, menti aperte, spalancate sullo spazio e sull'armonia piuttosto che sull'analisi e sul giudizio...

Riescono forse a percepire le sfumature perche' in emisfero destro, nella perfetta atemporalita', tutto e' solo eterno presente, e percio' estremamente chiaro, nitido, distinto?

Di sicuro hanno un modo di udire, Allen e Seva, che non ha niente di comune con tutto cio' che ho sentito finora intorno a me. Qualcosa di specifico per gli insiemi, e per mantenere la ottima qualita' e l'intellegibilita' del singolo all'interno del tutto.

"Voglio che ogni disco che esce da questo studio suoni come uno dei migliori dischi del mondo. Sai, i dischi che ci piacciono, i nostri preferiti da sempre. Perche' e' con quelli che la gente fa i confronti, no?"

 Stiamo cercando di eliminare del rumore di fondo in Amazing Grace, registrata alle 5 del mattino cosi', per illuminazione, ma purtroppo dimenticando l'aria condizionata accesa durante la registrazione.

Seva isola il ronzio, lo trasforma in un sussurro inquietante, prende dalla mia voce solo la parte di respiro, e sul monitor compaiono tracce di gremlins che si inseguono. Spiego la storia delle 5 del mattino, e chiedo di tutti quei mostriciattoli che saltellano fra le tracce. Seva, serissimo, risponde "alle 5 del mattino chiudono i negozi dei gremlins. Quella e' l'ora del loro shopping migliore, si devono sbrigare".

Che bei mondi fantastici che portiamo dentro il cuore...

Poi, ripensando alla giornata, mentre sul monitor si sta affacciando la forma finale del master generale, e io ho ormai il cuore in festa, mi dice, pensoso: "in realta' io lavoro semplicemente come un buon sarto. Faccio aggiustamenti qua e la', non uno solo, magari quattro o cinque. Poi alla fine mica lo puoi veramente dire cosa ho cambiato. Pero' il vestito e' pronto, e cade a pennello..."

Gurudev, suo figlio, si affaccia alla porta, e mi saluta. Porta i capelli biondi lunghissimi nascosti sotto un bel copricapo da pirata. Maglietta e calzoncini, e delle scarpe con le lucine che si accendono colorate a intermittenza. Mi invita a seguirlo in giardino, e mi mostra trionfante una preziosa aiuola di trifogli. QUADRIFOGLI, per l'esattezza, a manciate. Me ne coglie alcuni, e me li porge. "Si', Gurudev, dice Seva, offrigliene qualcuno: i cantanti hanno sempre bisogno di un po' di fortuna".

 
Di Fabrizia (del 27/09/2005 @ 03:20:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 4336 volte)
Ecco la mail che ho ricevuto ieri, in risposta alle mie considerazioni. Io mi sono sbellicata. Cosi' spero anche voi. Per la traduzione potete usufruirne gratis presso

www.freetranslation.com

La pubblico dietro il grazioso consenso del suo autore:

>>See, you Americans write lyrics on shooting your girlfriends;
>>we Italians write about the 5 days of sadness

Hey! We don't always write songs about shooting our girlfriends! Occasionally we will find reason to stab or drown them.

The positive side to this is that a proper American gentleman is bound by duty and tradition to compose a song about the experience, which contributes to our culture and heritage.

I told my boss today about us "damn Americans with our guns and Walmarts" and he told me that he had noticed previously that one cannot buy ammunition after midnight at Walmart. I was startled by this restriction in our "free" country, so I started a song about it:

.......
I needed to shoot my woman through the heart,

I was out of ammo, so off I went to Wal-Mart,

That mean girl didn't do me right,

But damn! It was way past mid-niiiiight....

.......

That's all I have so far. I hear it as a waltz.

(I cannot comment here about the 5 days of sadness, some subjects are far too delicate for us Americans.)

...

Things are indeed going well and I'm excited. Your conducting is excellent.

I look forward to tomorrow. Uh oh, better go, gotta drop by Walmart on the way home!

Ciao, arrivederci, au revoir,

- Alvito
 
Di Fabrizia (del 26/09/2005 @ 09:48:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 669 volte)
Continuo a vedere dalla mia finestra, mentre faccio colazione in camera (col mug di caffe' e un buon libro aperto davanti, ma col naso all'insu'), bellissimi cardinals rosso fuoco, e blue jays in un ovvio blu intenso. Farfalle enormi anche, e multicolori. Gente che passa col cane la mattina presto, e mi saluta con la mano. Scoiattoli.

Prendo questi momenti di serenita' come un dono della vita. Il lavoro intanto prosegue di buona lena (anche se non ci vediamo, io pratico tutti i giorni e trovo nuove soluzioni, mentre Allen bonta' sua lavora la notte per il mio progetto, anche dopo tutti gli altri lavori della giornata).

E' domenica, ma come al solito io e Betsy siamo in piedi dalle 8.

Oggi torno in studio da Allen, siamo proprio alle battute finali... Un po' di batticuore ce l'ho...

Ho gia' telefonato a Seva, che masterizzera' il mio disco e che pare sia un fenomeno, con tanto di Grammy Award.

Nel frattempo ho frequentato di piu' il quartiere, e come e' ovvio qui appena sanno chi sono mi fanno cantare (perche' gia' lo sanno, mi hanno gia' sentita, o hanno sentito parlare di me), e giu' applausi e felicita', come ieri alla bellissima libreria Carpe Librum, che ha una clientela di appassionati veramente spettacolare.

Di fronte a casa mia c'e' un centro di reflessologia plantare, cosi' nella mia vita da star vado anche a farmi i massaggi due volte a settimana.

Prima o poi entro da All About Nails e mi faccio fare un po' di manicure. Molto presto faro' un salto anche al Tanning Salon: non mi sopporto piu', cosi' viso pallido in terra Cherokee...
 
Di Fabrizia (del 26/09/2005 @ 01:00:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 755 volte)
Resta solo Impressions.

Stasera abbiamo fatto un lavoro assolutamente superlativo Allen ed io. Altri due brani a mio avviso bellissimi, tanto che oramai c'e' l'imbarazzo della scelta.

Allen ha voluto che lo dirigessi come se fossi stata un direttore d'orchestra per i livelli delle varie voci strumentali. Allora immaginate la scena.

E' stato fantastico, in effetti lui riesce a capirmi su tutto quello che voglio, anche se io gli chiedo delle sottigliezze incredibili di suono, di timbro, di volume, di insieme... Forse sono un poco rompipalle. Ma e' il risultato che conta, e il risultato ne vale veramente la pena. E poi abbiamo un feeling della madonna, quindi quasi quasi vorrei che questo missaggio non finisse mai.

Dopo lo so che avro' la solita crisi della fine delle tournee: quell'atroce senso di vuoto che ti prende allo stomaco quando finisci un bello spettacolo, e non sai quando e se lo riprenderai mai...

E lui instancabile (oddio per la verita' stasera aveva gli occhi distrutti, mi sembra), mi dice you are the boss e lascia a me tutte le decisioni, e ritorna su una stessa battuta mille volte, fino a che io non sono pienamente soddisfatta.

Ma vi pare che potevo essere cosi' fortunata? Ma dove lo trovo un altro cosi'? Non solo e' super gentile, e' pure un genio. I'm not kidding. I mean it.

Lui quando ha tempo va a gustarsi sul mio blog il racconto delle nostre avventure. Si fa tradurre automaticamente quello che scrivo su un sito che poi appena ho l'indirizzo vi passo il link (qualcosa come freetranslation.com): il risultato (me lo ha fatto vedere oggi) e' assolutamente esilarante, da non perdere.

Mi ricorda la canzone di Elio e le Storie Tese che canta James Taylor in finto inglese. Ad Allen l'ho detto. Lui, tanto per ridere un po', mi ha fatto sentire un poco di musicaccia locale, country buffo, per cosi' dire. Una canzone, anzi ben due, che parlava di uno che sparava allegramente alla sua donna, e la ammazzava. Ok, ho detto io, comincio a capire qualcosa di questo dannato fottuto paese. Elio parla dei cinque giorni di tristezza, se ben ricordate, cioe' di quanto sia causa di profonda tristezza non poter fare l'amore per via delle mestruazioni (e molte altre immagini pittoresche)...

Qui d'altra parte i fucili si comprano ovunque, anche al supermercato, tipo Wal Mart.

E non si puo' parlare delle mestruazioni senza che ti guardino male.

Anche da noi i tampax si comprano al supermercato. Solo che nel reparto accanto non ti vendono le pallottole per sparare al partner.
 
Di Fabrizia (del 20/09/2005 @ 02:09:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 804 volte)
Oh! La session con Jerry Coker è stata superlativa, che ve lo dico a fà. Lui ha delle risonanze coltraniane con cui io sono tanto in sintonia, e ogni sua frase è così... BELLA! Poi oggi abbiamo registrato un'altra versione, assolutamente fantastica, del pezzo di Mark. Infine, una piccola chicca francese anche su Someday my prince will come, ed ecco che ad ogni brano finito ci guardiamo Allen ed io e diciamo in coro: è questo, il brano più bello del disco. This damn shit is sounding fucking good! Ecco l'espressione che ormai è divenuta di rito. Io e Allen lavoriamo come diavoli, con grande feeling artistico ed umano. Allen è un musicista, e nel lavoro di studio si sente bene la differenza! Scambio con lui opinioni in continuazione, e il suo apporto è davvero creativo, intelligente, sensibile. Direi anzi che lui è parte integrante del successo del progetto e degli arrangiamenti, e sono entusiasta di come riesce a capirmi profondamente ogni volta, andando a cercare esattamente la sfumatura di missaggio che desidero... Poi che c'entra, ci si diverte anche un mondo, e fra una battuta e l'altra mi insegna lo slang più depravato. No, ragazzi, accontentatevi delle poche frasi già scritte in queste pagine! Se continuo così, America On Line, che è il server attraverso cui passo obbligatoriamente, e Blogger stesso, mi censurano... Però è vero, I'm feelin' fuckin' good!
 
Di Fabrizia (del 17/09/2005 @ 23:55:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 727 volte)
Ovverosia felice come un insetto, che da queste parti pare che stiano particolarmente bene. Oggi finita una prima parte di lavoro in studio con Allen siamo usciti e nel prato davanti casa c'era un cane delle praterie, in piedi che fiutava l'aria del meriggio. Non so se lo vedete, magari poi quando ho tempo posto un ingrandimento. Dopodiché siamo andati a mangiare messicano (tacos con la salsa piccante e chile relleno per me, una bontà), e infine di corsa al teatro del campus per sentire Donald Brown che suonava suoi arrangiamenti e composizioni con Stefon Harris al vibrafono e John Clayton al contrabbasso, più la Knoxville Jazz Orchestra in cui suonavano stasera proprio tutti, quindi anche Tom Johnson, Keith Brown, Rusty Holloway e Mark Boling, insomma tutti i mei musicisti. Una festa, è stata. Registravano il live della serata, e ci sono state standing ovations in quantità maestose. href="http://www.quantumjazz.com/lifeinmotion/uploaded_images/1349-735792.jpg"> Rusty Holloway e John Clayton hanno fatto un paio di duetti di contrabbassi molto gustosi, Donald Brown un piano solo finale dedicato alle vittime di Katrina: un meraviglioso Smile lentissimo e quasi al buio, perché lui suona di preferenza così, e nel buio si vede solo il suo bianchissimo sorriso, perso sullo sfondo nero del suo corpo, del pianoforte, e della notte in sala. Quanto sono fortunata... Poter non solo assistere ma anche partecipare a tutto questo jazz vero, il groove quello più autentico e black, con il corpo che tira indietro sulla nota e poi rimbalza avanti, una danza incredibile, specialmente Stefon Harris che è divino, Donald ovviamente, e John Clayton che suona talmente indietro che suona ieri per domani. Anche Stefon è così, sembra che abbia le mallets di gomma, rimbalzano talmente alte sul vibrafono che ti chiedi com'è possibile che abbia 'sto timing della madonna. Allora guardi meglio, e vedi bene che lui le note le batte in ritardo, e invece arrivano prima. Misteri dello swing. Alla fine sono andata sul palco a salutare tutti, ed è stato tutto un abbraccio caloroso dall'inizio alla fine. Praticamente nessuno sapeva che ero già in città (questa settimana mi sono chiusa in casa in meditazione e pratica di strumento, per le registrazioni), e tutti mi hanno invitata ad andare a suonare con loro nelle prossime sere coi loro gruppi.
 
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