\\ Home : Life in motion : Stampa
seva@soundcurrent.com
Di Fabrizia (del 05/10/2005 @ 23:59:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 872 volte)
"Hey, questo adesso e' il tuo disco, ok?" mi dice Allen lunedi' notte prima di iniziare a fare il definitivo bouncing delle tracce stereo per Seva.

Mi guarda serio ma come luminoso, e sento la meravigliosa gravita' del momento attraverso i suoi occhi: mi siedo ferma ferma davanti al monitor che traccia i segnali. Guardiamo solennemente insieme brano dopo brano, che non ci siano clipping. Amo Allen che mi fa sentire davvero importante. Mi batte forte il cuore. Molto forte.

Mercoledi' mattina, ore 9 meno dieci. Suono alla porta di Seva, anche se sono in anticipo. Davanti a me e' appeso un grande pannello con i sette chakra colorati uno sotto l'altro.

Mi apre, mi dice "let's have a good start", e mi abbraccia forte e chiaro. "Make yourself at home, just relax. I'll make a cup of coffee". Sant'uomo! Tira fuori una caffettiera di quelle vere, MACINA il caffe', e aspetta che il tutto si metta a cantare sul fornello. Quando poi e' finalmente pronto mette direttamente dentro la caffettiera (come ai vecchi tempi della nonna) qualche cucchiaino di zucchero, e gira lentamente.

Lui e' grande, tanti capelli, una gran barba. Ha gli occhi azzurri, e come sapro' piu' tardi ha sangue Cherokee, scozzese e irlandese.

Iniziamo a parlare delle nostre vite, della nostra comune passione per la fisica quantistica (!!!), di Dio, del fato e del destino, dei nostri nomi spirituali e del loro senso. Lui e' Seva, io Vidya. Insieme le nostre essenze e i nostri destini da realizzare, eccoci all'incrocio delle nostre strade: Servizio e Conoscenza.

Un bel duo, non c'e' che dire.

Scendiamo nello studio, intanto. Nella stanza c'e' di tutto, ma lui mi aveva avvertita: ho appena traslocato, quindi non pensare che io sia matto. Anzi guarda, se trovo chi ha messo tutto questo casino...

Non ti preoccupare, Seva, ci sono abituata. Sto pensando alle vostre auto, ai vostri garage, alle vostre scrivanie dove e' impossibile poggiare alcunche'... Tutto nella norma, a parte le grandi immagini sacre alle pareti, alcune deita' indu', ed una bellissima atmosfera di pace, serenita', Coscienza.

Il lavoro di Seva invece si fa subito febbrile.

Batte i polpastrelli sulla tastiera, veloce, il viso proteso in avanti verso lo schermo. Manda in loop un punto, io cerco di capire, cerco di sentire perche', ma non sento nulla. Chiedo cosa sente lui. Oh, sai, e' un timbro strano di una nota del contrabbasso mentre voi due fiati andate su... Ma ora lo aggiusto. Devo equalizzare tutto a partire da questo punto centrale, altrimenti e' da qui che il suono generale si confonde.

Me lo aveva detto, Allen, che Seva e' un genio assoluto. Me lo aveva descritto cosi', e cosi' e'.

Mentre lavora sembra distratto, nel senso che ascolta con molta attenzione cio' che dici e ti racconta anche un sacco di cose della sua vita, di quello che pensa della musica, della voce, del suono... Poi improvvisamente si gira verso la musica che nel frattempo sta continuando ad andare, nell'impianto (megagalattico) e sul computer, e Seva non c'e' piu', scompare, diviene quasi evanescente. Senti solo il suo velocissimo ticchettio sui tasti, e le note in loop, cento volte, mille volte, finche' lui non sente che e' tutto ok. Poi, dal nulla dov'era stato, riemerge e continua il discorso interrotto, come se fosse andato un attimo nell'iperspazio e gia' tornato, in un altro millisecondo che magari e' un'eternita'.

Fantastico.

E come se non bastasse, improvvisamente si ferma, e mi spiega.

Mi dona, semplicemente e senza preamboli, una appassionata lezione su come far suonare bene il contrabbasso, per via della sua speciale lunghezza d'onda che ha bisogno di molto spazio (semplicemente perche' vivendo a una frequenza bassa, e' lenta). Mi racconta in quale modo lui equalizza il suono, in maniera cioe' da recuperare ogni volta i singoli suoni dal fondo della confusione delle riverberazioni dello spazio; in modo da "rivelare" cio' che era gia' presente, ma kind of inaudibile...

Mi fa sentire i vari punti che ha appena recuperati, prima e dopo varie volte, finche' non percepisco tutte le sfumature. E in effetti il risultato e' inverosimile. Un altro disco!

"Fare di una cosa soggettiva, una cosa oggettiva: ecco su cosa lavoriamo nel mastering. Come nella meditazione: devi avere un centro da cui osservare le cose. Io le osservo dal basso. Dal contrabbasso, per essere precisi. Gli trovo il suo centro, glielo rischiaro, lo rendo nitido, ed ecco che tutto il resto si illumina...."

 Poi, mentre va ad un altro brano, mi dice "that's so beautiful... It's so cute..."

 Beh, e' la bellezza che ho cercato, nel costruire questo disco... Sono contenta che tu la senta. Ma non e' stato mica facile... Te lo immagini? Cos'e' la bellezza? Io mi ci sono arrovellata parecchio, e ho veramente pregato per capire... In fact, what's beauty?

...

"Honesty?" mi risponde Seva interrogativo, e dopo fa silenzio.

 ...

La grande differenza qui e' che sono tutti musicisti, e anche direi spesso straordinari musicisti: polistrumentisti, compositori, arrangiatori... Poi ricevono una specie di chiamata, di calling interiore, e decidono di fare i fonici, gli ingegneri del suono e del mastering...

Seva suona tastiere, compone... Mi dice che la sua musica e' un insieme di varie influenze, da Stravinski a Zappa, passando per molto altro. No wonder che click - si fermi improvvisamente su un'unica nota, che ha sentito solo lui nel grande calderone del brano che scorre via per me comune mortale, mentre e' invece per lui appeso nella curvatura del suo cielo, in infinitesimi istanti infiniti e chiaramente visibili...

Vieni, andiamo di sopra a farci un altro caffe', uno diverso. Cosi' intanto sentiamo come suona adesso la chitarra dall'altra stanza.

In cucina, mentre la macchinetta mormora le sue ebollizioni, lui mi insegna a parlare hillbilly, il dialetto stretto e incomprensibile della gente delle montagne di quassu'. Partiamo insieme in giro per l'Europa, l'Asia, il mondo, poi riscendiamo in studio con le tazzine in mano.

Accipicchia, ecco perche' non vedevo il mouse. Anche Seva, come Allen, e' mancino.

Vi diro', una certa differenza si sente: sono persone con un emisfero destro dominante, menti aperte, spalancate sullo spazio e sull'armonia piuttosto che sull'analisi e sul giudizio...

Riescono forse a percepire le sfumature perche' in emisfero destro, nella perfetta atemporalita', tutto e' solo eterno presente, e percio' estremamente chiaro, nitido, distinto?

Di sicuro hanno un modo di udire, Allen e Seva, che non ha niente di comune con tutto cio' che ho sentito finora intorno a me. Qualcosa di specifico per gli insiemi, e per mantenere la ottima qualita' e l'intellegibilita' del singolo all'interno del tutto.

"Voglio che ogni disco che esce da questo studio suoni come uno dei migliori dischi del mondo. Sai, i dischi che ci piacciono, i nostri preferiti da sempre. Perche' e' con quelli che la gente fa i confronti, no?"

 Stiamo cercando di eliminare del rumore di fondo in Amazing Grace, registrata alle 5 del mattino cosi', per illuminazione, ma purtroppo dimenticando l'aria condizionata accesa durante la registrazione.

Seva isola il ronzio, lo trasforma in un sussurro inquietante, prende dalla mia voce solo la parte di respiro, e sul monitor compaiono tracce di gremlins che si inseguono. Spiego la storia delle 5 del mattino, e chiedo di tutti quei mostriciattoli che saltellano fra le tracce. Seva, serissimo, risponde "alle 5 del mattino chiudono i negozi dei gremlins. Quella e' l'ora del loro shopping migliore, si devono sbrigare".

Che bei mondi fantastici che portiamo dentro il cuore...

Poi, ripensando alla giornata, mentre sul monitor si sta affacciando la forma finale del master generale, e io ho ormai il cuore in festa, mi dice, pensoso: "in realta' io lavoro semplicemente come un buon sarto. Faccio aggiustamenti qua e la', non uno solo, magari quattro o cinque. Poi alla fine mica lo puoi veramente dire cosa ho cambiato. Pero' il vestito e' pronto, e cade a pennello..."

Gurudev, suo figlio, si affaccia alla porta, e mi saluta. Porta i capelli biondi lunghissimi nascosti sotto un bel copricapo da pirata. Maglietta e calzoncini, e delle scarpe con le lucine che si accendono colorate a intermittenza. Mi invita a seguirlo in giardino, e mi mostra trionfante una preziosa aiuola di trifogli. QUADRIFOGLI, per l'esattezza, a manciate. Me ne coglie alcuni, e me li porge. "Si', Gurudev, dice Seva, offrigliene qualcuno: i cantanti hanno sempre bisogno di un po' di fortuna".