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An artist cannot fail. It is a success to be one.

Charles Horton Cooley
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Di Fabrizia (del 02/04/2006 @ 00:07:58, in Seminars and Biography, linkato 1227 volte)
Castle Coldrano This year as well as the last ones the Vocalists Le Pleiadi organized the usual stage in Castle Goldrain, where they ate like hungry Wisents and sang like wild Coyotes. The “Serail of Stars” went to the now familiar Castle to enjoy a week-end of Jazz Improvisation under the sunny leadership of a very competent and funny teacher: Fabrizia Barresi and her magic stitch. After some basic notions and relaxing exercises we started vocal experimentation during which some of the bravest started improvisations on recorded bases – first step.
   The next step consisted in working with real musicians, such as Michl Lösch at the piano and Gianni Casalnuovo at the bass, who enjojed the funny situations that happened while trying the new lessons. Saturday evening, after the heavy work we´d done, we got an enjoyable gift: an evening with the sound of music (remember the musical?
   The feeling was the same concerning joy of life and fun). While the Vocalists Le Pleiadi enjoyed the performances of Fiorenzo Zeni (sax), Carlo Cannevali (drums), Gianni Casalnuovo (brass), Michl Lösch (piano) and Fabrizia Barresi (voice) the room behind the door of the chavalier´s room got filled with people. Imagine our surprise in hearing applause after having sung and noticing that a lot of people had entered the room behind us listening to our music and enjoying the whole performance. Anyway our request for new singers could not find open ears as those people came from Bavaria and, though they enjoyed the evening, the way to our rehearsal room would be surely too far twice a week…
   The proof that all of us enjoyed the stage very much was given the following morning when, although having had really less time to sleep, everybody came to breakfast at 8 o´clock in the morning eager to go on with the lessons of never tired Fabrizia and our choirmaster Lucia, both full of energy…
   When the week-end was getting over we all noticed once more how much these annual meetings give us.
 
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Di Fabrizia (del 03/04/2006 @ 00:04:00, in Vocal Coaching/Lezioni di Canto, linkato 1360 volte)
KEVIN KELLY
OUT OF CONTROL
La nuova biologia delle macchine, dei sistemi sociali e dell’economia globale
Ed.URRA

Dal capitolo 24:

“Dal niente la natura costruisce qualcosa.
All’inizio c’è un pianeta completamente roccioso; poi c’è la vita, in grande quantità. All’inizio colline aride; poi torrenti con pesci e code di gatto, e uccelli variopinti. All’inizio una ghianda; poi un querceto.
Mi piacerebbe poterlo fare. All’inizio un pezzo di metallo; poi un robot. All’inizio qualche circuito; poi una mente. Prima qualche antico gene; poi un dinosauro.
Come si fa a costruire qualcosa dal niente? Anche se la natura conosce il trucco, noi non siamo riusciti a imparare molto osservandola. Abbiamo imparato di più dai nostri errori nella creazione di organismi complessi e mettendo insieme queste lezioni con piccoli successi nell’imitazione e nella comprensione dei sistemi naturali. Quindi, partendo dalle frontiere dell’informatica, dai confini della ricerca biologica e dagli aspetti bizzarri della sperimentazione interdisciplinare, ho compilato Le nove leggi di Dio che governano la maturazione di qualcosa, di vario genere, dal niente.
  1. Distribuisci l’essere
  2. Esercita il controllo dal basso verso l’alto
  3. Coltiva risultati crescenti
  4. Costruisci pezzo per pezzo
  5. Massimizza gli elementi marginali
  6. Onora i tuoi errori
  7. Non cercare la perfezione: cerca di avere obiettivi molteplici
  8. Persegui il costante squilibrio
  9. Il cambiamento cambia se stesso.

Le nove leggi sono i princìpi organizzativi che si possono osservare in funzione in sistemi così diversi come l’evoluzione biologica e i prodotti della simulazione (SimCity). Naturalmente non intendo sostenere che queste siano le uniche norme necessarie per costruire qualcosa dal niente; ma, da molte osservazioni accumulate nella scienza della complessità, questi princìpi sono le caratteristiche generali più ampie, più brillanti e più rappresentative. Sono convinto che si possa andare molto lontano nel ruolo di creatore attenendosi a queste nove leggi.

Distribuisci l’essere. Lo spirito di un alveare, il comportamento di un sistema economico, la mente di un supercomputer e la vita che c’è in noi sono distribuiti in una moltitudine di unità più piccole (che possono essere a loro volta distribuite). Quando la somma delle parti può ammontare a più del valore delle singole parti, allora quella parte di essere in più (che rappresenta il qualcosa dal niente) è distribuita tra le parti. Ogni volta che siamo di fronte a qualcosa che nasce dal niente, si tratta di qualcosa che sorge da un campo di molte parti più piccole che interagiscono tra loro. Tutti i misteri che consideriamo più interessanti – la vita, l’intelligenza, l’evoluzione – si trovano nel terreno dei grandi sistemi distribuiti.

Esercita il controllo dal basso verso l’alto. Quando tutto è collegato a tutto in una rete distribuita, tutto accade simultaneamente. Quando tutto accade simultaneamente, i problemi vasti e veloci ruotano semplicemente intorno a una qualsiasi autorità centrale. Per questo motivo il controllo generale deve provenire dai più umili atti interdipendenti eseguiti localmente, in maniera parallela, e non da un comando centrale. Una moltitudine può governare se stessa, e nel luogo del cambiamento rapido, massiccio ed eterogeneo, solo una moltitudine può governare. Per ottenere qualcosa dal niente, il controllo deve fermarsi sul fondo con umiltà.

Coltiva risultati crescenti. Ogni volta che si utilizza un’idea, una lingua o una capacità la si potenzia, la si rafforza e la si rende più facilmente utilizzabile successivamente. Questo principio è noto come feedback positivo o effetto a valanga. Il successo porta successo. Anche nei Vangeli viene trattata questa sorta di dinamica sociale. Qualsiasi cosa che modifica il suo ambiente per aumentare la produzione di se stessa mette in atto il processo dei risultati crescenti. E tutti i grandi sistemi autonomi lo attuano. La legge opera in campo economico, biologico, informatico e nella psicologia umana. La vita sulla Terra modifica la Terra per produrre più vita. La fiducia costruisce la fiducia. L’ordine genera ordine maggiore. Coloro che hanno, avranno.

Costruisci pezzo per pezzo. L’unico modo per costruire un sistema complesso che funzioni è quello di partire da un sistema semplice che funzioni. Tentativi di installare istantaneamente organizzazioni complesse – come l’intelligenza o un’economia di mercato – senza farle crescere gradualmente, sono destinati inevitabilmente al fallimento. Per mettere insieme una prateria occorre tempo, anche se si hanno tutti i pezzi necessari. Il tempo è necessario perché ogni parte possa provare se stessa nei confronti delle altre. La complessità viene creata assemblandola in maniera crescente da moduli semplici che possono funzionare in maniera indipendente.

Massimizza gli elementi marginali. La creazione del mondo sta nell’eterogeneità. Un’entità uniforme deve adattarsi al mondo attraverso occasionali rivoluzioni dirompenti, una delle quali è destinata sicuramente a distruggerlo. Una diversa entità eterogenea, invece, può adattarsi al mondo attraverso un migliaio di microrivoluzioni quotidiane, rimanendo in uno stato di agitazione permanente, ma mai fatale. La diversità favorisce i conflitti remoti, le periferie, gli angoli nascosti, i momenti di caos e i gruppi isolati. Nei modelli economici, ecologici, evolutivi e istituzionali, un salutare elemento marginale accelera l’adattamento, aumenta la flessibilità ed è quasi sempre la fonte delle innovazioni.

Onora i tuoi errori. Un trucco funzionerà solo per un attimo, finché tutti gli altri lo scoprono. Per progredire dall’ordinario occorre un nuovo gioco oppure un nuovo campo d’azione. Ma il processo di uscire dal metodo, dal gioco o dal territorio convenzionale non è distinguibile a prima vista dall’errore. Anche l’atto più brillante del genio umano, in ultima analisi, è un atto formato da prove ed errori. “To be an error and to be cast out is a part of God’s design” (essere un errore ed essere gettato via fa parte del disegno divino), scrisse il poeta visionario William Blake. L’errore, sia casuale che deliberato, deve diventare parte integrante di ogni processo creativo. L’evoluzione può essere pensata come controllo sistematico dell’errore.

Non cercare la perfezione: cerca di avere obiettivi molteplici. Le macchine semplici possono essere efficienti, ma i macchinari complessi di tipo adattativo non possono esserlo. Una struttura complicata deve rispondere a molti padroni e non può servirne nessuno in maniera esclusiva. Piuttosto che cercare di ottenere l’ottimizzazione di ogni funzione, un grande sistema può solamente sopravvivere soddisfacendo, almeno parzialmente, una moltitudine di funzioni. Ad esempio un sistema adattativo deve stabilire se sfruttare un percorso positivo già conosciuto (ottimizzare una strategia corrente), oppure stanziare delle risorse per esplorare nuove strade (sprecando così energia nello sperimentare metodi meno efficienti). Sono così varie le tendenze mescolate in qualsiasi entità complessa che è impossibile distinguere i veri motivi della sua sopravvivenza. La sopravvivenza è un obiettivo multiforme. La maggior parte degli organismi viventi è così multiforme da costituire variazioni brusche che casualmente funzionano, piuttosto che risultati precisi dell’insieme di proteine, geni e organi. Nel creare qualcosa dal niente occorre dimenticare l’eleganza; una cosa è bella se funziona.

Persegui il costante squilibrio. Né la costanza né il cambiamento inesorabile saranno sostegni adeguati per una creazione. Una buona creazione, come della buona musica jazz, deve bilanciare una formula stabile con frequenti note improvvisate. L’equilibrio è la morte. Tuttavia, a meno che un sistema non si stabilizzi in un punto di equilibrio, non sarà meglio di un’esplosione e cesserà altrettanto presto. Il niente, allora, è sia equilibrio che squilibrio. Qualcosa è squilibrio persistente: uno stato costante di permanenza sul confine tra la necessità di non fermarsi e quella di non cadere, come un surfista che cavalca l’onda. Cercare di insediarsi su questa soglia instabile è il Sacro Graal ancora misterioso della creazione e la ricerca di ogni aspirante creatore.

Il cambiamento cambia se stesso. Il cambiamento può essere strutturato; questo è ciò che fanno i grandi sistemi complessi: coordinano il cambiamento. Quando sistemi estremamente grandi vengono costruiti partendo da sistemi complicati, allora ogni sistema comincia a far sentire il suo influsso e infine porta alla variazione dell’organizzazione degli altri sistemi. Vale a dire che, se le regole del gioco sono stabilite dal basso verso l’alto, allora è probabile che forze che interagiscono al livello inferiore modificheranno le regole del gioco, mentre il gioco procede. Nell’arco del tempo, le regole del cambiamento vengono esse stesse cambiate.

L’evoluzione – nel senso comune del termine – riguarda il modo in cui un’entità viene cambiata lungo il corso del tempo. L’evoluzione più profonda – come potrebbe essere formalmente definita – riguarda il modo in cui le regole per il cambiamento delle entità cambiano lungo il corso del tempo. Per ottenere il massimo dal niente, occorrono regole che cambiano se stesse.
Questi nove princìpi sostengono la meravigliosa laboriosità delle praterie, dei fenicotteri, delle foreste di cedri, dei globi oculari, della selezione naturale nel tempo geologico, e la comparsa di un piccolo di elefante da un minuscolo seme di cellula uovo e sperma di elefante.
Questi stessi princìpi di bio-logica vengono impiantati nei microprocessori dei computer, nelle reti elettroniche di comunicazione, nei moduli dei robot, nelle ricerche farmaceutiche, nella progettazione dei software e nella direzione delle grandi società, affinché questi sistemi artificiali possano sottomettere la loro stessa complessità.
Quando Techne viene animata da Bios, si ottengono artefatti che sono adattabili, che apprendono e che evolvono. Quando la nostra tecnologia si adatta, apprende ed evolve, allora ci troviamo di fronte a una civiltà neo-biologica.”

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Di Fabrizia (del 04/04/2006 @ 00:02:00, in Vocal Coaching/Lezioni di Canto, linkato 865 volte)
APPRENDERE
(da Erich Fromm – Avere o Essere – Oscar Saggi Mondadori p 60)


Studenti che facciano propria la modalità esistenziale dell’avere assisteranno a una lezione udendo le parole dell’insegnante, afferrandone la struttura logica e il significato e facendo del loro meglio per trascrivere ognuna delle parole stesse nel loro quaderno d’appunti, in modo da poter poi mandare a memoria le annotazioni e quindi superare poi la prova di un esame. Ma il contenuto non diviene parte del loro personale sistema di pensiero, arricchendolo e dilatandolo; al contrario, essi trasformano le parole che odono in agglomerati di idee cristallizzate o in complesse teorie che comunque immagazzinano passivamente. Gli studenti e quanto viene loro insegnato rimangono estranei, a parte il fatto che ognuno degli studenti è divenuto il proprietario di un insieme di affermazioni fatte da qualcun altro (il quale a sua volta o le ha coniate di suo o le ha riprese da un’altra fonte).

Gli studenti che fanno propria la modalità dell’avere si prefiggono un’unica meta: mantenere ciò che “hanno appreso”, registrandolo esattamente nella propria memoria oppure conservandone accuratamente le annotazioni. Non devono né produrre né creare qualcosa di nuovo. In effetti gli individui del tipo “avere” mostrano la tendenza a sentirsi turbati da nuovi pensieri o idee su questo o quello’argomento, e ciò perché il nuovo mette in questione l’insieme cristallizzato di informazioni che già possiedono. In effetti, per una persona agli occhi della quale l’avere costituisce la forma principale di relazione con il mondo,idee che non possano venire facilmente incamerate (o registrate per iscritto) sono preoccupanti, al pari di qualsiasi altra cosa che cresca o si trasformi, e che pertanto sia incontrollabile.

Il processo di apprendimento è di tutt’altro tipo per quegli studenti che fanno propria la modalità di rapporto con il mondo incentrata sull’essere. Tanto per cominciare, costoro non andranno alle lezioni, neppure alla prima di un corso, a guisa di tabulae rasae; hanno riflettuto già in precedenza sulle problematiche che le lezioni affronteranno, e custodiscono nella mente un certo numero di domande e problemi personali. Si sono occupati della materia, e questa li interessa. Anziché essere passivi recipienti di parole e idee, ascoltano, odono e, cosa della massima importanza, ricevono e rispondono in maniera attiva, produttiva. Ciò che ascoltano stimola gli autonomi processi di elaborazione mentale, provocando in loro il sorgere di nuove domande, di nuove idee, di nuove prospettive. Il loro ascoltare è un processo vitale. Prestano orecchio con interesse, odono davvero quel che l’insegnante dice, spontaneamente si rivitalizzano in risposta a ciò che ascoltano. Non acquisiscono semplicemente conoscenze, un bagaglio da portarsi a casa e mandare a mente. Ognuno di loro è stato coinvolto ed è mutato: ognuno dopo la lezione è diverso da come era prima. Naturalmente, questa modalità di apprendimento può imporsi solo qualora l’insegnante offra argomenti stimolanti: vuote chiacchiere non possono trovare, come risposta, la modalità dell’essere, ragion per cui gli studenti che la facciano propria preferiscono non ascoltare affatto, per concentrarsi sui loro personali processi mentali.
Qui va fatto almeno un accenno al significato di “interesse”, che nell’uso corrente si è ridotto a un’espressione esangue, consunta. Il significato essenziale di essa è reperibile nella radice da cui deriva: il latino inter-esse, vale a dire “essere tra” o “dentro”. Quest’interesse attivo ha trovato espressione, nel Middle English, vale a dire l’inglese parlato tra il 1200 e il 1500 circa, nel verbo to list (aggettivo listy; avverbio listily; il verbo significa ascoltare, prestare attenzione, accezione usata soltanto in senso poetico e ritenuta oggi arcaica, ma anche aver voglia, desiderare; il termine to list nel senso di sbandare deriva ovviamente dal significato originario: la nave “ascolta” il vento, e insieme lo “desidera” con tanta forza, da obbedirgli incontrollatamente; si noti infine che list come sostantivo significa confine, frontiera, e al plurale recinto, palizzata (to enter the lists = entrare in lizza - NdT). Nell’inglese moderno, to list è usato soltanto in senso spaziale: a ship lists (una nave sbanda); il significato originario in senso psichico lo si trova unicamente nell’espressione, di connotazione negativa, listless (disattento, distratto; svogliato, indifferente). To list un tempo significava “aspirare attivamente a”, “essere sinceramente interessato a”. L’etimo è lo stesso di quello di lust (lussuria, concupiscenza, brama, avidità), con la differenza che to list non sta a indicare una brama da cui uno è trasportato, bensì il libero e attivo interesse per qualcosa, ovvero l’aspirazione a raggiungerla…..
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Di Fabrizia (del 09/04/2006 @ 23:01:58, in Choice & Reviews, linkato 1204 volte)


Ecco la copertina del mio nuovo disco. Aggiungete il vostro commento, e leggete le recensioni.
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Di Fabrizia (del 11/04/2006 @ 19:49:08, in Conferenze e Seminari, linkato 1054 volte)
Terrò degli stages e dei concerti a Fermo, Orvieto, Imola, Viterbo, in Sardegna e in Basilicata, in giugno, luglio ed agosto. Contattatemi ad arkavox@libero.it se siete interessati!
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Di Fabrizia (del 11/04/2006 @ 21:00:04, in Zone Francophone, linkato 852 volte)
Voilà, si vous voulez m'écouter chanter en Français, vous n'avez qu'à choisir:

Vous pouvez écouter Les Feuilles Mortes de Joseph Kosma et Jacques Prévert, et une version bilingue de Un Jour Mon Prince Viendra.

J 'avais bien improvisé sur deux couplets, à l'origine, mais j'ai soudain eu envie de récrire un texte, meme en citant les quelques mots que nous connaissons tous, chantés par Cendrillon...). Alors voilà, la chanson commence en Anglais, joue à cache-cache avec les syllabes du scat (qui d'ailleurs citent une chanson romaine très connue...), puis réapparait en Français pour me raconter un peu, moi qui aime tant jouer avec les mots...
…des mots sans fin, de petits mots,
des mots d’amour,
des mots avec des majuscules, de tout petits mots minuscules…

Ensuite, un morceau dédié par l'auteur Andrea Avena et par moi-meme (j'en ai écrit les paroles) à l'acteur Philippe Noiret, et un morceau composé par le guitariste américain Mark Boling, pour lequel j'ai écrit un texte en Français inspiré du tableau de Picasso "La Joie de Vivre", que j'ai pu longuement admirer au Musée Picasso d'Antibes: Twenty-five times around the sun.

C’est toi et moi, des mots qui suivent des pas
Deux échos d’un cœur qui bat
Des yeux, des ailes, baiser d’un arc-en-ciel
Nouvelle fleur et nouveau miel…
La vie, la joie, printemps qui chante en moi,
dans ton cœur j’ai dessiné des roses
des bleus, des verts, un horizon, la mer,
vingt-cinq fois un tour de terre…
Des yeux, des ailes, baiser d’arc-en-ciel,
nouvelle fleur, nouveau miel
Echos… Echos…
Ressac, ruisseau…
La vie, la joie,
des mots, des pas….

Enfin, l'arrangement dramatique qu'a fait Andrea Avena de Libertango de Astor Piazzolla, où je récite d'abord en espagnol le terrible texte Los Dictatores de Pablo Neruda, m'a poussé a écrire des paroles, là aussi en Français, paroles de liberté en exil, comme pour tant d'Argentins dans le monde...
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Di Fabrizia (del 18/04/2006 @ 01:14:03, in Seminars and Biography, linkato 1021 volte)
Fabrizia Barresi
presents


Seminars for Singers

Sound, Space, Movement

Vocal technique, interpretation, improvisation
for singers, instrumentalists, actors and dancers.

Program

Preparation of the vocal instrument involves techniques for:
relaxation, breathing, free emission, centering,
posture, balance, listening,
energy, volume, direction,
self-perception of anatomy and physiology.

Presentation of the method for daily work:
exercises and vocalises: how to use them,
force, strain and muscular work,
anchoring and support,
warm up, loosening, agility,
hints for vocal re-education (spoken and sung),
Why do we practice vocalisesà

Ancient, classical or modern:
falsetto and chest voice,
extension, registers, passages,
timbres,
speaking, acting, singing.

One voice, many voices:
antagonism and conciliation,
emotions and emotivity,
the voice and the stage,
the characters and their voices,
creating a style.



These seminars propose a program created to address the doubts of the singer:

1. which technique to use

2. are different vocalities (and therefore techniques) reconciliable

3. how do we imitate a famous singer

4. why do we tire in rehearsal

5. how do we sing in falsetto

6. how to avoid the difference in timbre in the “passaggio”

7. how do we reach the stratospheric high notes to deep bass notes

8. strength (volume, intensity and quality of the timbre)

9. lightness and ease

10. resistence without losing our much loved vocal identity

11. correct use of dynamics

The answers given will refer to a new METHOD of learning and re-education of the voice and to guided listenings. These topics, or part of them, can be presented in 2 – 4 hour lessons, or seminars of several days or weeks.

Contact: fabrizia.barresi@gmail.com
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Di Fabrizia (del 18/04/2006 @ 01:39:00, in Choice: Storia di un progetto, linkato 880 volte)
Beh sì, io ero felice lo stesso, e tutto sommato tranquilla. Però adesso che mi ha telefonato in piena notte Allen trionfante, per dirmi che ha ritrovato i file mancanti, beh...
Sì insomma c'era stato un intoppo. Non ritrovavamo più l'ultima versione di Footprints, praticamente finita, solo da missare. Io ero sicura che fosse su un altro hard drive, e infatti avevo poi ragione.
Ma non c'era verso di farlo saltar fuori, 'sto dannato disco rigido, e così mi ero un pò rassegnata a rifare tutto, i temi, i soli, con parecchia tristezza perché l'interplay con gli altri, specialmente con Ira Sullivan, era stato fantastico. Difficile ricrearlo così a posteriori...
Invece ecco, and the good damn news è che "that shit sounds really damn bad" (detto qui al sud suona "deeemn beeeeed", e significa "da paura"). "I recovered everything, every single file, I already put them together and man, that sounds damn well" mi dice Allen concitato. Si scusa, anche, perché quel che è successo è dovuto al fatto che stava under pressure. Oh, faccio io, mi spiace. "No, no, I mean CREATIVE pressure. That's positive pressure". Insomma, mi dice, avevo proprio voglia di lavorare a questo progetto, non vedevo l'ora... Ve l'ho detto, sono proprio fortunata, buddies.
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Di Fabrizia (del 19/04/2006 @ 22:33:30, in Seminars and Biography, linkato 1133 volte)
RESUME FOR FABRIZIA BARRESI

I was born in Rome, Italy, in 1959. After completing bilingual studies in Italy at the Lycée Chateaubriand in Rome, I received a diploma in “Baccalauréat ès Lettres et Philosophie” from the Université de Grenoble (France). After graduation I began my studies in classical piano, classical (opera) voice as a “soprano lirico-leggero”, and other vocal techniques (Arabian music, Pigmies singing techniques, Indian classical music, overtone singing and Nada Yoga). My work focused very soon on bone resonance, body voice and the re-education of verticalization and the ability to listen to special frequencies based on the studies made by the famous French otorhinolaryngologist Dr. Alfred Tomatis.

I also studied jazz harmony, piano, alto saxophone and drums and created my own personal method of research regarding the sound of the vocal instrument and improvisation, by working on jazz standards and original compositions. In 2004 I studied with Jerry Coker his special program “Jazz keyboards for pianists and non-pianists”, and I now teach it in Italy with his personal authorization.

One of the main points of my method is to use our physical memory in its entirety, unlocking muscles, articulations, senses interrelations and therefore special natural movements to obtain the best performance with a little amount of conscious, technical effort, so that the focus stays on both artistry and feeling, and the quality of the vocal sound remains natural, and personal.

Being a teacher as well as a performer I received a diploma as a Consultant Facilitator and Instructor from 3in1Concepts (Burbanks, CA). This technique helps to resolve motor and learning dyslexia. I frequently work together with psychologists and therapeutists, on vocal re-education and many other psychologic and physical unbalances related to vocal expression.

My work with singers and actors and in personal study, is concentrated as much on feeling as on the study of technique. It’s a discovery of an emotional sound hidden between the lines of physical sensation and tied to the vibration of sound, timbre, and emotion. It departs from the art of scat singing but moves towards a less syllabic territory: the new sounds/colors and dynamics are therefore purely instrumental. The group work begins with the construction of a vocal warm-up and is created specifically for the participants. It utilizes various techniques of vocal emission from the classical techniques of lyric (opera) singers to ethnic tec
hniques from various parts of the world as well as the vocality tied to blues and gospel. The search for the most authentic personal vocal sound is the fundamental goal of the study, so that the singer can release by choice his/her models of imitation, preconceptions of personal capacity, and preconceptions of timbre and vocal potential. The objective of the seminars is to develop an ability to listen that is personally, as well as globally, open. In this way the individual’s sound fuses perfectly with the collective sound, developing the gestation, projection and extension of personal colors within the sound/improvisation of the group.

I am a member of several jazz groups in Italy and the U.S. as well as working free-lance. I’ve made two recordings in Italy: Pithecanthropus e Altre Storie (original music and arrangements of compositions by Charles Mingus recorded with bassist and arranger Andrea Avena) and the suite Estrela da Tarde (original compositions by Andrea Avena based on poems by Pablo Neruda and Manuel Bandeira, with the M.J.Urkestra conducted by Roberto Spadoni).

In 1992 I participated at Knoxville Jazz and Blues Festival (TN) with various American combos, pianist Donald Brown and saxophonist Joe Donato. During the festival, I also participated in the “Singers’ Summit” – an octet of singers including Bob Dorough, Janet Lawson, April Arabian, and Patty Coker.

My first American CD, named CHOICE, has been released in 2006. The band features Mark Boling on guitar, Rusty Holloway on bass, Keith Brown on drums, Carlos Fernandez on percussions, and Ira Sullivan and Jerry Coker as special guests on horns.

In 1993 I was invited by the Berklee College of Music in Boston to hold a seminar on improvisation focusing on the use of specific techniques used to create bone resonance, and special creative warm-ups. Having created a method of study for vocal technique and improvisation, I teach these techniques in workshops both in Italy and abroad for singers, actors, and dancers, dedicated to the relationship between sound, space and movement.

Since 1994 I’ve been the director of the Voice Program and Improvisational Techniques in Siena, Italy (Fondazione Siena Jazz – Accademia Nazionale del Jazz), where I teach vocal technique, interpretation, improvisation, and I lead a Gospel choir and a combo class for singers. The Siena Jazz jazz school is internationally wellknown for its distinctive creative approach directed towards the development of artistic and stylistic personality. Its seminars have produced many international talents.

Since 2001 I’ve been leading workshops for professional training at the “Teatro Eliseo” in Rome (a project led by the opera and theatre director Marco Carniti). I’ve also collaborated with the actor, author, and theatre director Leo de Bernardinis, who used to perform as an actor together with jazz improvisors as Steve Lacy, Jean-Jacques Avenel and John Betsch, on the research project “L’Attore Jazzista”. In relation to this project, I worked with professional actors teaching correct vocal projection in relation to the character portrayed and each actor’s expressive color in response to the dramatic choices of the director; we also worked special jazz exercises and warm-ups in order to enhance certain musical skills, as listening, rhythm, right pitch intonation and harmonization; the final goal of this project was to bring the actors to act their pre-written lines as if they were in fact improvising in a jam session, making each single performance a unique theatrical event.

In 2002 I was invited to participate in a project by the French composer Hector Zazou where I did a live performance with a septet for the 1956 film Le Mystère Picasso, where Pablo Picasso himself is painting and the director Henri-Georges Clouzot shows how the paintings are created, layer after layer, in subsequent flows of improvisational energy; the original soundtrack having been removed for this special performance, to allow brand new compositions (both written and improvised) to serve Picasso’s powerful images, artistry and genius thru the experience of jazz improvisation and contemporary sounds and rhythms.

At present I’m working with the researcher Alberto Tedeschi on an experimental study begun in Milan in 2003 on the effect Holographic Bioresonance“ has on vocal sound and artistic performance. I’ve regularly participated with a cappella vocal improvisation and the use of a technology created specifically for the occasion (Wide Holographic Intensified Transferred Energy, W.H.I.T.E.“ technology) as well as participating in lectures on quantum physics and water physics held by various researchers of Q.E.D. (Quanti
c Electro Dynamics), among them Professor Emilio Del Giudice of the National Institute of Nuclear Physics, in Italy.



Quantum Jazz, it’s like a splinter of jazz in the free music of life as it flows; a quantic jazz to infuse depth into speed; well, a little something that just changes everything - a delicate butterfly that sets into motion the big engine of life with her subtle force.

Life in Mo
tion, always. Because I like so much to live in a suitcase – well, maybe two… Because life means movement, even when other people see you quiet and still from outside. It’s a dynamic equilibrium, which in fact means you have to be able to dare, and fly high…

A Blog instead of a regular old style web site, because I yearn for, and need, more and more open sources and templates: for my incessantly in and out moving thoughts, and for the magically spun thread of my hypertextual ideas.

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Di Fabrizia (del 20/04/2006 @ 01:03:14, in Choice: Storia di un progetto, linkato 992 volte)

Questo è il mio quartetto americano, il gruppo con cui è nato il progetto del mio disco CHOICE, nell'agosto del 2004.
Con me ci sono Mark Boling (guitar), Rusty Holloway (bass), e Keith Brown (drums).
Ci hanno poi raggiunti Carlos Fernandez (percussions), Jerry Coker (tenor sax) e Ira Sullivan (soprano & alto flute, soprano & tenor sax), nello studio di registrazione di Allen Smith (sound engineer at alsstudio.com) a Knoxville, in Tennessee.
Qui siamo nel giardino davanti alla sala, in una pausa fra una take e l'altra...

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